Comunicati, Spazi Sociali

16-01-2026

Comune pianeta

di Leoncavallo SPA

Tornare a casa, il mondo intero

Comune pianeta

Partecipiamo con una nostra delegazione all’assemblea nazionale del 17 Gennaio a Torino indetta da Askatasuna, a cui rinnoviamo il nostro sostegno e la nostra solidarietà.

La prima considerazione che ci sentiamo di fare è: l’epoca della coltivazione del proprio orticello è finita. Non rendersene conto è letale.

Gli sgomberi dei centri sociali, degli Spazi pubblici autogestiti, infatti, sono un epifenomeno del vento orrifico che spira nel mondo intero.

Nel corso della recente storia ciascuno di noi ha avuto, tra le tante attività svolte, il privilegio e il lusso di praticare uno degli sport preferiti nell’area antagonista: criticare ferocemente tutte le esperienze di prossimità politica e ideale.

Quel privilegio e quel lusso non ce li possiamo più permettere.

Non intendiamo proporre o teorizzare una qualche forma di unità. Ogni volta che nel Movimento è stata pronunciata quella parola – unità - le divisioni si sono moltiplicate.

L’unità interessa solo a chi vuole il comando sulle cose. I Centri sociali, gli Spazi pubblici autogestiti, le mille pratiche autogestionarie, i tanti fuochi soggettivi di opposizione e di rivoluzione non possono essere ridotti a unità.

Autonomia è differenza, ma autonomia è anche capacità di diffusione, di condivisione, di coordinamento, di abbraccio internazionale.

L’autonomia e l’autogestione non sono chiusure di mondo, ma aperture continue a condizioni alternative, risposte sempre innovative e adeguate alle mille forme di oppressione che si perpetuano in questo tempo più di quanto lo abbiano fatto in tempi recenti.

Di fronte al trumpismo, all’ideologia che riconosce solo il diritto del più forte, che si disvela senza infingimenti, non bastano il lamento e tantomeno la rassegnazione.

Come in altri versanti cruciali della storia, in quest’epoca il conflitto fondamentale è tra chi vuole affermare il diritto del più forte e chi invece lotta affinché ogni diritto civile, sociale, economico, esistenziale abbia una base egualitaria. Tra chi pensa che la politica sia utile per dominare il mondo, per trarre un vantaggio particolaristico nella guerra fra stati, apparati, partiti, individui e chi invece ritiene che i problemi della contemporaneità si possano risolvere solo con uno sguardo pianetico, riconoscendo cioè che la salvaguardia del pianeta e i diritti universali siano la base fondamentale su cui ogni interesse o diritto particolare e individuale possano esistere.

Senza l’interiorizzazione di questo momento storico, di questa coessenzialità tra esperienza singolare ed esperienza universale, tra lotta particolare e lotta generale non sarebbe semplice comprendere cosa accade col tentativo di distruggere l’esperienza pluridecennale dei Centri sociali, degli Spazi pubblici autogestiti e dello spazio pubblico in generale.

Lo sgombero del Leoncavallo e Askatasuna sono stati avvisi di sfratto per ogni situazione di autogestione, di opposizione e di resistenza di questo Paese.

Ciò che si vuole colpire non è soltanto la capacità dimostrata, ancora una volta, sui territori di questo Paese, di mobilitazione come è avvenuto dopo gli sgomberi del Leoncavallo, di Askatasuna, contro il decreto sicurezza e contro il genocidio della popolazione palestinese.

Ciò che si intende colpire è la capacità, dimostrata nel tempo, di produzione continua e innovativa di modelli alternativi, di formazione culturale, musicale, politica, esistenziale alternativa e antagonista in luoghi di espressione di una socialità non mercificata.

La nostra funzione è quella di dimostrare che un altro mondo è possibile e che questa possibilità non basta delegarla a un partito, a un’organizzazione, a uno Stato, ma è il principale diritto-dovere di ogni esistente, di ogni abitante del nostro Comune Pianeta.

Sarebbe insufficiente rivendicare soltanto il diritto d’esistenza di questo o di quel Centro sociale. Si tratta invece di indicare soluzioni adeguate ad affrontare la crisi sociale delle aree urbane, ove principalmente siamo, e delle aree interne.

Per lungo tempo l’esercizio più futile e autodistruttivo nell’area dei Centri sociali è stato occupazione sì, occupazione no. Mentre la margherita della futilità –occupazione sì, occupazione no - veniva compulsivamente sfogliata - , la differenza fondamentale è divenuta non più quella tra Centri sociali occupati e Centri sociali non occupati – è forse utile ricordare che il Leoncavallo è stato occupato ininterrottamente per 50 anni subendo 133 sfratti - ma tra Centri sociali già sgomberati e Centri sociali non ancora sgomberati.

Per superare l’impasse, proponiamo ad Askatasuna e a tutta l’assemblea del 17 di Gennaio, per iniziare, 3 idee basiche.

1) La strada che ci ostiniamo a indicare, pur tra tante difficoltà e tanti fraintendimenti, è quella di pervenire a una piattaforma di idee e di proposte collettive - degli spazi sociali autogestiti e delle opposizioni – che costituiscano la base delle lotte future non solo per qualche sparuto gruppo di militanti, ma per l’intero Paese.

Se avremo le idee in grado di generare un movimento di trasformazione di questo livello troveremo una sede adeguata al Leoncavallo, ad Askatasuna a ogni altro spazio sociale autogestito che nascerà nel prossimo futuro. Potrà tornare a casa chi è stato sgomberato e potrà trovare una casa chiunque ancora non ce l’abbia nonostante viva nel nostro Comune Pianeta. Se non ne saremo capaci, i Centri sociali e tanti altri luoghi simili rimarranno privi di sede o anche se sede avranno non potranno svolgere neanche la più infima parte del ruolo che invece hanno avuto per tanti decenni.

Dunque, in questa piattaforma che proponiamo di costruire assieme non c’è soltanto il diritto del Leoncavallo o di Askatasuna ad avere una sede. C’è invece la rivendicazione della casa e degli spazi sociali come diritti universali.

Inoltre, nella piattaforma nazionale andranno inserite proposte su: migrazioni, diritti civili, discriminazioni di genere, cambiamenti climatici, ecologia, repressione, reddito, sanità, socialità non mercificata, impresa politica, espressione culturale e artistica, rappresentanza, improprietà, questioni internazionali, antiproibizionismi.

2) La mappatura e il coordinamento delle realtà autogestionarie italiane. Nel coordinamento che proponiamo non c’è solo posto per le microrealtà organizzate e per i Centri sociali. Pensare a un intergruppi sarebbe fatale. Gli intergruppi non hanno mai aumentato la forza dei movimenti, ma la hanno semmai dissolta. Si pensi invece a un coordinamento al quale possano aderire anche i singoli e le situazioni diffuse nei territori. Un coordinamento nel quale ciascuno - singolo o realtà informale o organizzata - possa afferire per proporre e diffrondere, senza inibire, le azioni e le idee che circolano liberamente in tutte le realtà di movimento.

Anziché a un intergruppi, occorre pensare a un network di movimento in cui Centri sociali, singole personalità, realtà sociali territoriali, riviste, radio libere, blog, artisti, possano partecipare, cooperando senza annullarsi, per sviluppare l’autonomia e la potenza di ciascuno, non per distruggerle; in sintesi, si tratterebbe di un network dell’attivismo e del mediattivismo italiano.

Abili finora in matematica, ma solo nelle divisioni, dobbiamo cominciare a imparare matematiche diverse: le addizioni, le moltiplicazioni, le potenze, le funzioni in grado di esaltare la diffusione e la forza del movimento autogestionario.

3) Proponiamo altresì un momento, collettivo, e nazionale, di difesa degli spazi sociali e autogestiti. Un grande momento musicale e culturale dove si chiami a raccolta il variegato mondo dello spettacolo a prendere posizione contro le politiche governative e l’attacco sistemico agli spazi occupati, autogovernati, alternativi, indipendenti, sociali.