Comunicati, Internazionalismo, Spazi Sociali

10-01-2026

DALLA GUERRA AGLI SGOMBERI: UN UNICO SCHEMA

di Leoncavallo SPA

Al fianco degli spazi autogestiti e dell’autodeterminazione dei popoli contro guerra e occupazioni colonialiste

DALLA GUERRA AGLI SGOMBERI: UN UNICO SCHEMA

L’anno si è aperto con un atto di guerra degli Stati Uniti contro il Venezuela. Un’azione che, oltre a imporre una nuova forma di visione colonialista sul paese e sull’intero continente, punta al disciplinamento globale a favore dell’egemonia statunitense. La scusa del “narcotraffico” muove Trump e le sue minacce, che arrivano fino all’Iran, mentre nello stesso tempo riemerge la pretesa di controllo sulla Groenlandia.

Trump e Putin fanno affari – un tempo si sarebbe detto apertamente: affari di stampo imperialista – tanto che il futuro dell’Ucraina, parzialmente occupata dal 2022, sembra muoversi dentro questo campo di forze. La guerra è un elemento che si estende e si normalizza. La morte del diritto internazionale e delle strutture di mediazione, a partire dall’ONU, è ormai evidente: il genocidio della popolazione palestinese lo ha reso impossibile da negare. Questa è la costante su cui oggi tutto si replica.

Ma l’anno si è aperto anche con le aggressioni del governo siriano contro i quartieri curdi di Aleppo, luoghi in cui si tenta di costruire il confederalismo democratico in ambito urbano. Aggressioni che rischiano di estendersi al Nord e all’Est della Siria. In Iran le popolazioni scendono in strada per un futuro diverso, e c’è chi riduce queste mobilitazioni a manovre della CIA, negando che si tratti di lotte di autodeterminazione dignitose, coraggiose e rabbiose, da appoggiare immediatamente e incondizionatamente.

La confusione è grande. Noi la pensiamo in modo semplice e lo diciamo chiaramente: ogni occupazione militare tra Stati va condannata. Allo stesso tempo va difesa e praticata l’occupazione a scopo sociale e collettivo di spazi urbani e non solo, strappati alle logiche del capitale.

Le guerre tra Stati, le aggressioni coloniali esplicite, la militarizzazione dei territori, lo sgombero dei centri sociali, la restrizione degli spazi di conflitto, la timidezza dei governi che si definiscono progressisti: tutto questo fa parte di un unico schema, quello dell’interesse del capitale, dell’accumulazione di ricchezza, del controllo e della distruzione delle differenze e degli esperimenti sociali.

Oggi il capitale ha bisogno della guerra e sceglie chi la garantisce. Trump, Meloni, Netanyahu, Milei, Putin: strumenti di uno stesso meccanismo. Per questo è necessario, senza paura, rivendicare un futuro anticapitalista e difendere ciò che è stato conquistato. Non è il tempo dei distinguo: le critiche, necessarie alla nostra crescita, devono trovare il loro spazio senza però spostare l’attenzione da ciò che oggi è urgente e indispensabile: fermare l’avanzata del progetto capitalista-fascista che si articola nella guerra totale e nello scontro interno ai singoli paesi.

Per questo saremo presenti ai momenti di difesa degli spazi sociali, autogestiti e indipendenti, così come di quelli in difesa della libertà di espressione e conflitto, e al fianco dell’autodeterminazione dei popoli contro la guerra e le occupazioni colonialiste.