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Contributi, Spazi Sociali

01-05-2020

NON ABBIAMO PAURA DI COSTRUIRE SULLE VOSTRE MACERIE!

di Leoncavallo SPA

Lavorare meno, lavorare tutti!

NON ABBIAMO PAURA DI COSTRUIRE SULLE VOSTRE MACERIE!

Certo che noi lavoratori lombardi siamo strani, soprattutto ora che anche durante la pandemia lavoriamo sodo, speculando sulla "catastrofe" di perdere preziose ore di profitto.

Si possono precettare cassieri, riders delle consegne e lavoratori e lavoratrici del terzo settore? Evidentemente si, ritenendoli un servizio pubblico, come i medici e i/le conducenti dei mezzi pubblici.

Dipendenti della grande distribuzione agroalimentare (e per grande ci riferiamo solo alla sua estensione sul territorio); riders e corrieri, imprenditori di se stessi il cui lavoro però è gestito e pagato nel totale controllo da parte di un'app; cuochi, camerieri, lavapiatti e gestori della ristorazione, piccola e low-cost ma ogni caso in profonda crisi; artigiani, operatori e operatrici del terzo settore, artisti, musicisti, tutti con un'alta qualifica ma miseramente pagati per coordinare e svolgere lavori di pubblico interesse. Tutti noi lavoratori di "bassa categoria" (date le condizioni, la qualità e la retribuzione del nostro lavoro) stiamo accettando muti ogni sorta di speculazione sul nostro lavoro senza essere in grado di contestare con la forza necessaria questa "dottrina dello shock".

Perché non siamo stati capaci di ingaggiare uno sciopero?! Uno sciopero piccolo, di un'oretta, di cinque, di pochi minuti magari proprio il Primo Maggio?!

Come ci spiegano anche i nostri intellettuali di riferimento, nei momenti di crisi le persone tendono a concentrarsi sull'emergenza quotidiana del sopravvivere alla crisi stessa: diventano l'humus perfetto alla diffusione di questo modo di agire su larga scala, facendosi passare sopra la testa politiche e decreti che aumentano le disuguaglianze, arricchiscono i soliti noti e tagliano fuori tutti gli altri. Quante donne lavoratrici (e non apriamo qui un capitolo di genere) lasceranno il lavoro perché le misure del governo per la pandemia non danno risposta immediata alla cura dei figli fuori dalle scuole? Come faranno parenti (ed amici magari) a farsi carico degli anziani e dei portatori di disabilità se i centri che si occupano di loro rimangono chiusi o peggio, pericolosissimi focolai di contagio?!

Questa crisi sociale sta mietendo vite e diritti anche a coloro che vivono ai limiti della nostra società: senzatetto, migranti, chi vive alla giornata di caporalato o di prostituzione, tossicodipendenti...

In Italia non ci sono riduzioni dell'orario di lavoro da cinquant'anni, tanto che è superiore a quello della maggior parte dei paesi europei (tra cui Francia e Germania): questo è uno dei motivi per cui il numero di disoccupati del nostro paese è maggiore. Sappiamo bene che la situazione attuale inasprirà il tasso di disoccupazione: una risposta chiara e determinata alla macchina dello sfruttamento neoliberista è necessaria. Si stanno già generando una riduzione degli orari di lavoro a medio-lungo termine ed una ricollocazione del personale all'interno di una nuova "agenda" (dettata dalle misure di sicurezza); la risposta emergenziale che ci viene data dai potenti capitalisti dediti al profitto, intacca le disponibilità economiche dello Stato e mette mano al monte ferie dei "fortunati" lavoratori che ne hanno accumulate abbastanza. Se si riduce l'orario di lavoro a parità di salario si creano posti nuovi e si ridistribuisce la ricchezza.

È sotto gli occhi di tutti che i ritmi ed i modi attuali del lavoro sono umanamente ed ecologicamente insostenibili: non producono benessere, sono generatori di fragilità!

D'altro canto questa crisi pandemica ci ha insegnato che i governi possono agire con celerità riguardo (e contro) ogni aspetto della nostra vita.

Abbiamo già sottolineato che se avessero usato questa forza e questi toni allarmanti per una diversa gestione della salubrità dell'aria in Lombardia staremmo fronteggiando la crisi climatica in modo diverso ma il governo, trattando i più deboli come la polvere da nascondere sotto al tappeto, celando il fatto che il disastro è causato dalle politiche governative neoliberiste degli ultimi anni.

La risposta pratica, non solo alla crisi attuale, è semplice: lavorare meno, lavorare tutti!