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Contributi, Spazi Sociali

31-12-2017

La nascita del Leoncavallo: Roberto Cimino

di Leoncavallo SPA

Roberto Cimino fa parte del comitato che nel 1975 decide di occupare gli spazi di via Leoncavallo 22

La nascita del Leoncavallo: Roberto Cimino

Io ero un militante di Avanguardia Operaia (AO), un'organizzazione politica che all'epoca - 1975 - aveva deciso di dare via libera a una serie di occupazioni che superassero la questione del problema abitativo.
Il movimento d'occupazione delle case era un po' in declino, non aveva più la potenza che aveva negli anni precedenti, 1972 - 1974; le masse giovanili avevano perso molto interesse per questa battaglia. C'era il desiderio di trovare un nuovo elemento aggregante per gli abitanti dei quartieri. Qualcuno aveva iniziato a proporre occupazioni per dar sfogo a esigenze creative che emergevano tra i compagni, e nacquero così esperienze come il "Centro Sociale Santa Marta".
Nelle zone di “Lambrate” e “Casoretto” i comitati di quartiere - Io facevo parte del comitato del "Casoretto" - si stavano muovendo nella stessa direzione, e fra le molte opportunità vagliate ricordo che era inizialmente sfuggito il capannone in via Leoncavallo 22. Entrando da via Mancinelli - sul retro dell'edificio - si vedeva solo la prima palazzina e non si capiva che quella era solo una piccola parte di un'area molto più grande: eravamo convinti di occupare un edificio in una via secondaria, e di modeste dimensioni.

Per occupare lo stabile organizziamo una sorta di manifestazione chiamando amici e conoscenti, ma con nostra sorpresa il numero dei partecipanti è molto maggiore al previsto.
In via Mancinelli teniamo un comizio per spiegare le ragioni di quello che ci apprestiamo a fare - retroscena: l’accesso alla palazzina non era chiuso, quindi saremmo potuti entrare tranquillamente girando la maniglia, ma volevamo che l’occupazione fosse sottolineata da un gesto simbolico di riappropriazione, quindi la sera prima chiudemmo l’ingresso con un grosso lucchetto.
Quindi a fine comizio indichiamo il luogo che intendiamo occupare, e una volta davanti alla porta, visto che era chiusa con un lucchetto, tiriamo fuori un piccone per forzare l’ingresso e dare vita alla nostra piccola scena teatrale.

Una volta entrati la sorpresa. Dal tetto ci rendiamo conto che la palazzina faceva parte di un complesso più articolato di 3.200 mq: un cortile con una serie di edifici di contorno.
Da quel pomeriggio prese il via un lavoro massacrante di bonifica, le condizioni dello stabile erano pietose. La casa farmaceutica proprietaria dello stabile aveva abbandonato macchinari, scatoloni, fiale, tappi e materiale per il confezionamento di medicinali. Ci vollero molte settimane per rendere vivibile il posto, e questo fu un bene perché quando la gente inizia a collaborare si attivano meccanismi di coesione e solidarietà.

Era il 1975 e due erano i nostri principali timori: uno sgombero della polizia e un assalto da parte di qualche squadraccia fascista. Il centro sociale cresceva e col tempo capimmo che l'eventualità di essere sgomberati si allontanava perché eravamo già diventati una presenza importante - basti pensare che quando andammo in vacanza chiudemmo letteralmente la porta, e al nostro ritorno fu una sorpresa vedere che non ci avevano sgomberati.
In quel periodo i movimenti potevano portare in piazza decine di migliaia di persone, quindi sgomberare non era cosa semplice, e contro i fascisti prendemmo le nostre contro-misure.

Le organizzazioni sono sono sempre state estranee al comitato di occupazione, ma ovviamente ognuno di noi proveniva da diverse esperienze, non solo dall’area della sinistra extra-parlamentare, ma anche dai movimenti cattolici, e ognuno ha portato qualcosa.
L’arrivo degli anarchici, ad esempio, fu molto importante in quanto diedero vita - sistemando vecchie Offset - ad una stamperia collegata con il movimento anarchico: la notte successiva all'uccisione di Fausto e Iaio (18/3/1978) furono tirati 150.000 manifesti che arrivarono, attraverso le vie più disparate, in tutta Italia e Europa.

Lo spazio si prestava a numerose attività: concerti, assemblee, spettacoli teatrali, corsi e molto altro. Ricordo la nascita della prima "Casa delle Donne" dove furono organizzati gruppi di formazione e autocoscienza che si diedero strumenti politici specifici in polemica con la prassi tradizionale. Vennero spesso a suonare Nanni Svampa, Lino Patruno, la PFM e gli Area. Si formò un gruppo di teatro alternativo, e ospitammo la Compagnia di Teatro Popolare e la nascente Compagnia dell'Elfo.
Addirittura venne a suonare Franco Battiato - al tempo sconosciuto -, e la serata fu un vero fiasco: il palco sembrava una una base della NASA, e passò la serata a far musica incomprensibile ai più. Io, ovviamente, mi presi del pirla per averlo portato a suonare.
Altre attività coinvolsero più specificatamente la gente del quartiere, per esempio la "Scuola Popolare" che permise a molti lavoratori di conseguire la licenza media. Al Leoncavallo bastava che un gruppo presentasse un progetto al comitato di gestione e si apriva un'altra avventura - non escludo che oltre al tentativo di dar vita a una stazione radio (Radio Specchio Rosso), a una scuola di falegnameria, non vi fosse anche una scuola di taglio e cucito. Queste attività ci consentirono di avvicinare al centro sociale persone di tutte le età, e radicarci profondamente nel quartiere, cosa a cui tenevamo molto: per noi era intervento politico, così come lo era il fatto di cercare costantemente un rapporto con il Consiglio di Zona, e il confronto con le organizzazioni sindacali di quartiere.

La mia partecipazione alle attività del centro sociale è terminata dopo i funerali di Fausto e Iaio, e non ci tornai più. La vicenda dell'assassinio dei due compagni mi aveva scosso molto. Io in quegli anni non avevo compreso cose fosse l’eroina e il suo mercato; al Leoncavallo un gruppo di compagni - provenienti dall'esperienza del "Casoretto" - aveva iniziato a costruire delle "ronde anti spaccio" nel quartiere; successivamente decisero di iniziare anche ad indagare.Ricordo bene la sera in cui vennero assassinati Fausto e Iaio. Al leoncavallo c’era in programma un concerto blues e verso le 21:00 arrivai al centro sociale. Alcuni compagni correvano verso via Mancinelli, allora scesi dal pulmino su cui mi trovavo e mi unii ai compagni che mi informarono dell'accaduto.

Nel '78 inoltre iniziarono ad aprirsi divergenze forti all'interno della gestione del centro sociale - io vedevo l'occupazione come uno spazio di aggregazione alternativa, un tentativo di ricomposizione di classe sul territorio; altri la intendevano come luogo per condurre battaglie politiche di carattere più generale. Il comitato di gestione non riusciva più a controllare le attività del Centro e sorgevano gruppi formati da sconosciuti.