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01-06-2017

La nascita del Leoncavallo: Primo Moroni

di Leoncavallo SPA

Intervista a Primo Moroni, della Libreria Calusca di Milano, sulla nascita e la storia del centro sociale Leoncavallo effettuata subito dopo la resistenza allo sgombero del 16 agosto 1989.

La nascita del Leoncavallo: Primo Moroni

Il contesto storico

Il 1975 - anno dell'occupazione del centro sociale Leoncavallo - si caratterizza in tutta Italia, particolarmente a Milano, per essere un anno di frontiera in quel decennio di lotte (1968-1977)

Credo che sia importante che ci si soffermi con alcune riflessioni sulle date citate in quanto è solo comprendendo l'evoluzione di un percorso politico e generazionale che si può chiarire un contesto di lotte che ha fortemente segnato quegli anni.
Con il periodo '68 -'72 si apre anche in Italia, come nel resto d'Europa, la grande stagione della contestazione studentesca giovanile; nel contesto nazionale il movimento giovanile riesce ad allearsi con la classe operaia: è questo elemento che - a mio giudizio - fa sì che il '68 in Italia duri per più di dieci anni.

Il '68 -'72 rappresenta un primo ciclo che si differenzia dalle lotte degli anni seguenti sotto diversi aspetti; uno di questi in particolare mi sembra sancire una vera e propria demarcazione.
Dopo la strage di Stato di Piazza Fontana de 12 dicembre 1969, si era costituita - soprattutto a Milano - un'alleanza tra le componenti democratiche della città e i movimenti; era così stato creato un importante organo di controinformazione, il Bollettino di Controinformazione Democratica che raccoglieva anche magistrati, giornalisti e intellettuali.
La linea che portò a questa unione è la strenua volontà di accertare le verità sulle trame dello Stato, sui "Corpi Separati" (Gladio), sull'uso militare che la borghesia faceva della polizia, sul pericolo - letto come reale - del Colpo di Stato.

Il 1972 è l'inizio di una nuova fase perché, dopo la morte di Giangiacomo Feltrinelli sotto al traliccio di Segrate mentre preparava un attentato, balza agli occhi delle componenti democratiche (o democratico-progressiste come venivano allora definite) che vi erano elementi di organizzazioni clandestine anche a sinistra; questo paralizza il livello di unità raggiunta, apre grosse contraddizioni che risulteranno insanabili. Oltretutto dal '72 in poi i gruppi politici organizzati si strutturano sempre più in forme partitiche quali: Lotta Continua, Avanguardia Operaia, Partito Comunista d'ltalia Marxista-Leninista, Partito d'Unità Proletaria; ciò contribuisce a frastagliare l'unità del movimento.

Nel 1973 si registra una grossa occupazione alla FIAT, ma certamente il dato emergente è che ha inizio una lunga crisi delle organizzazioni politiche, quindi anche del ceto politico espresso dal '68. Il 1975 è quindi un anno di frontiera per diversi motivi.
Nelle fabbriche si è già dispiegata la risposta padronale alla precedente offensiva operaia; ha inizio la crisi dei Consigli di Fabbrica.
La crisi inizia con una modifica profonda della linea del P.C.I. che dispiega il suo schema di togliere autorità ai CdF per il partito diventati incontrollabili.
È importante sottolineare che 10 anni dopo sulla rivista Laboratorio Politico diretta da Asor Rosa, Caciari e Tronti, viene affidata una ricerca a Miriam Golden sulla svolta del PCI nei confronti dei CdF e la conclusione fu che, sostanzialmente, il PCI si rese conto d'aver perso l'egemonia sui Consigli.
Credo che sia a partire da considerazioni di questo tipo che Lama e i vertici della CGIL decidono di ridimensionare i poteri dei Consigli di Fabbrica in quanto è impossibile dirigerli dall'alto. Questa decisione di delegittimare i CdF avviene specularmente al dispiegarsi in profondità di una offensiva capitalistica che introduce massicciamente nuove tecnologie che espropriano gli operai della conoscenza acquisita sul ciclo di lavoro, impone con forza la restaurazione della gerarchia di fabbrica, fa un grande uso della cassa integrazione per allontanare le avanguardie dalla fabbrica.
Le avanguardie di fabbrica giovani, si rendono conto che non sono più in grado si esercitare il potere operaio in fabbrica e quindi fanno la scelta lenta, ma inesorabile di alzare il livello di scontro: aumentano i pestaggi dei capi,si moltiplicano i sabotaggi simbolici,si coagulano le prime forme di auto-organizzazione armata all'interno della classe operaia.
Si ha quindi una modifica dei rapporti di forza in fabbrica, e una modifica dei comportamenti operai; ma altre due caratteristiche credo vadano analizzate per comprendere questo contesto: la modifica delle organizzazioni della sinistra di classe formatesi negli anni precedenti, e l'emergere sulla scena politica di una nuova generazione di giovani.

Dal '72, dicevo prima, avviene un processo di ridefinizione organizzativa dei principali gruppi politici della sinistra rivoluzionaria; un processo di ridefinizione che non è indolore,ma si presenta molto complesso. Alcune organizzazioni scompaiono mentre altre cercano di percorrere strade organizzative differenti da quelle precedentemente intraprese, scelte che producono forti lacerazioni - si pensi ad esempio a quanto accade a Lotta Continua che non riesce più a conciliare le diverse anime che raccoglie.
Soffermarsi un momento su Lotta Continua è importante in quanto proprio una buona parte della componente operaia milanese è stata tra le forze politiche che hanno dato vita al Leoncavallo.
Questa componente operaia di Lotta Continua si riunirà proprio a Milano nel 1975, alla Palazzina Liberty, per costituire una componente organizzata di dissenso interna alla organizzazione. Sciolta Lotta Continua, questa componente darà vita al giornale Senza Tregua da cui nasceranno i Comitati Comunisti Rivuluzionari.

Di pari passo con il decomporsi delle precedenti organizzazioni si viene a formare un nuovo aggregato politico: l'Autonomia Operaia organizzata che a Milano ha nella rivista Rosso il suo punto di riferimento. Ma a fianco dei militanti delle precedenti organizzazioni in crisi di identità e con molte incertezze rispetto alle formule organizzative, appare sulla scena una nuova generazione di giovani che si è sviluppata principalmente nei grandi quartieri metropolitani costruiti tra il finire degli anni '50 e gli inizi del '60. Una generazione che si forma quindi nel Gallaratese, a Baggio, al Gratosoglio. A Cologno Monzese o a Cinisello Balsamo.
Si tratta d'una generazione di giovani che è cresciuta nel deserto di questi quartieri ed ha iniziato un lungo periodo di sviluppo prima di potersi autorappresentare come soggetto politico; i primi momenti aggregativi sono stati le compagnie di scuola che successivamente diverranno compagnie di strada sino al punto di cercare degli spazi per potersi esprimere, spazi che assumeranno il nome di Circoli Autogestiti del Proletariato Giovanile.
Questi circoli che dal '75 si affacciano sulla scena sono proprio la risposta ad un'esigenza di autorappresentazione che man mano diverrà sempre piu' espressione politica. La cultura che i giovani occupanti di questi circoli esprimono è molto protesa alla ricerca di nuovi linguaggi; si avvicina molto alle forme espressive controculturali elaborate dalla rivista Re Nudo, o alla nascente rivista A/traverso di Bologna. Questi circoli si chiameranno: Felce e Mirtillo, La Pera e' Matatura se sorgono a Pero, Sesto Senso se sorgono a Sesto San Giovanni; quindi all'inizio con una serie di definizioni di sè che sono ancora pre-politiche.

È precisamente in questo confuso ed articolato contesto del 1975 che sorge il centro sociale Leoncavallo.

L'occupazione del centro sociale Leoncavallo

Specifichiamo subito una cosa: il Leoncavallo, sin dal suo nascere ha caratteristiche dissimili da quelle rintracciabili nei nascenti Circoli Autogestiti del Proletariato Giovanile. L'occupazione del Leoncavallo è stata un'occupazione unitaria, diretta espressione di organismi politici adulti, formatisi negli anni successivi al 1968.
Il Leoncavallo nasce in un quartiere di storiche e importanti tradizioni operaie: il quartiere Crescenzago, viale Padova, Lambrate che sono un prolungamento cittadino della mitica Stalingrado d'Italia, Sesto San Giovanni. In questa zona vi sono le più importanti fabbriche della città.

Lo stabile occupato è una fabbrica dismessa di prodotti farmaceutici che copre 3.600 mq, si tratta d'una delle più grosse occupazioni di Milano.
All'occupazione partecipano i diffusi Comitati di Caseggiato, i collettivi antifascisti della zona, Lotta Continua, il Movimento Lavoratori per il socialismo, Avanguardia Operaia, ecc.
La scelta da parte di tutte queste forze d'occupare unitariamente lo stabile avviene perché ci si era resi conto che l'ottica della fabbrica aveva invaso il sociale e che quindi bisognava creare dei luoghi di riferimento nei quartieri che funzionassero da cuscinetto tra le organizzazioni e la società civile.
Nascono lo Stadera in piazza Abbiategrasso, La Casermetta a Baggio, molti altri centri tra i quali il Leoncavallo la cui caratteristica è quella di rispecchiare l'intera composizione sociale d'un pezzo di città: una composizione operaia, proletaria, popolare a forte spessore di memoria di sinistra, di classe. I quartieri adiacenti, va infatti ricordato, hanno una grossa storia di lotta antifascista che risale alla resistenza; si pensi che la "Volante Rossa", che nei tardi anni '40 costituiva la parte "dura" del servizio d'ordine del PCI, sorge alla sezione 'Martiri Oscuri' del PCI di Lambrate. La fisionomia quindi del Leoncavallo è quella di essere un centro di rilevanza cittadina, ma fortemente radicato nel quartiere, che raccoglie al suo interno una presenza proletaria molto forte, e viene utilizzato come Agorà' dall'eterogeneità delle forze politiche che lo compongono. La presenza giovanile nuova, diffusissima nell'hinterland della metropoli, non emerge dal Leoncavallo: il comitato di gestione è per lo più composto dai militanti delle organizzazioni in crisi. Questo risulterà col tempo un limite in quanto non furono colti gli elementi anche se solo in fase embrionale d'una crescita politica di questa nuova generazione che inizia a prendere coscienza della propria realtà di proletari espulsi dalla città. Milano è una grande centrifuga che spinge verso la periferia i soggetti deboli; non a caso nascono a Bollate piuttosto che a Quartoggiaro le teorizzazioni degli indiani metropolitani, giovani espulsi nelle periferie che vanno a riappropriarsi dei territori dell' "uomo bianco", il centro cittadino. Le prime iniziative sono assemblee e feste, non essendo ancora diffusa in modo generalizzato la cultura dei concerti. DAL '75 AI PRIMI ANNI '80 Dal '75 al '77 il Leoncavallo permane un'espressione classica dell'egemonia operaia. Gli anni che intercorrono dal '78 all'81-'82 sono anni termendi. Nel '78 Fausto e Iaio - due giovani occupanti del centro sociale - vengono uccisi mentre indagavano sullo spaccio di eroina nel quartiere. La reazione è imponente: centomila persone partecipano ai funerali; un gruppo di donne (tra cui le Madri dei giovani uccisi) prendono parte attiva nella vita del centro dando vita al gruppo delle "mamme del Leoncavallo". Inizia con l'omicidio Moro la stagione della grande repressione: il Leoncavallo è frequentato da un nucleo di compagni che produce una resistenza forte contro la ristrutturazione generale dello Stato. C'e scarsissima apertura al "nuovo"; molta gente abbandona il centro e si chiude sempre più a riccio. Si apre sempre più la frattura con le componenti neo istituzionali che avevano partecipato all'occupazione; una frattura dovuta alla non intenzione da parte di molti compagni occupanti d'esprimere una dura condanna al terrorismo. Sorge in quegli anni il coordinamento dei comitati contro la repressione ed è proprio il Leoncavallo ad ospitare la nascita di questa struttura. E' senza dubbio vero che una parte dei frequentatori del Leoncavallo tra il '78-'79 compie la scelta della lotta armata; ovviamente la scelta della lotta armata è un fenomeno che ha attraversato molti collettivi di quel periodo, un fenomeno che io ritengo sia il prodotto logico di una lenta disintegrazione delle possibilità dei movimenti di rappresentarsi, cosa che ha lasciato poche alternative: per alcuni il rappresentarsi nelle organizzazioni neo istituzionali, per molti altri il ritiro al privato, per altri l'eroina e il suicidio. E' possibile quindi tentare un sunto dei primi sei anni di vita del Leoncavallo, un sunto che è uno specchio fedele del movimento: '75-'76: tentativo d'utilizzo del centro volto a elaborare alternative politiche alla decomposizione delle vecchie organizzazioni; '77: si punta sulla rivendicazione delle lotte precedenti, mostrando quindi una parziale chiusura nei confronti del neo- movimento del '77 che a Milano si rappresenta nell'esperienza dei Circoli del proletariato; '78-'81: perdita da parte di tutti i movimenti di militanti che compiono la scelta della clandestinità, una scelta peraltro comune e condivisa in molti altri luoghi sociali della città; il Leoncavallo è segnato anch'esso da questo fenomeno cui seguono gli arresti di massa, la reazione degli occupanti del centro è una chiusura su se' stessi a occuparsi principalmente di repressione. Non voglio con questo muovere delle critiche ai compagni che gestivano il centro in quel periodo, ma sicuramente vi è stata collettivamente un'incapacità di compiere una lettura politica più generale della fase in corso. IL PERIODO RECENTE A partire dall'85, dopo un lunghissimo dibattito interno, la chiusura del centro verso nuovi fenomeni si diluisce. Si compie la decisione, molto sofferta, d'offrire uno spazio ai punk che un tempo occupavano il Virus di via Correggio. Nasce così l'Helterskelter (un luogo di concerti in cui suonano diverse band); ma la convivenza è da subito molto conflittuale, credo per via dell'impostazione politica dei compagni occupanti che vedevano in queste culture marginali dei mascheramenti di comportamenti piccolo borghesi. Nell'ultimo anno e mezzo il Leoncavallo si è completamente trasformato, quasi liberato dall'immagine cupa che aveva in precedenza, questo grazie ad una nuova gestione assembleare che raggruppa compagni provenienti da altri centri sociali e una nuova aggregazione politica formatasi in via dei Transiti (autonomi della terza generazione?) che ha fatto, da cuscinetto con la precedente gestione. Hanno ripreso a funzionare i laboratori fotografici con il gruppo di fotocomposizione; sono sorti nuovi gruppi musicali; sono state ospitate diverse realtà. Nell'ultimo anno e mezzo al Leoncavallo sono passati tutti i più importanti gruppi delle autoproduzioni: CCCP, Officine Swartz, Casino Royale, Wretched. I giovani che ci sono oggi al Leoncavallo sono un'espressione determinata d'una visione del mondo esistente; non è per il momento pensabile che vadano oltre, hanno bisogno di spazi per crescere. E' una nuova composizione difficile da definirsi; da una percezione di disagio diffusa è come se si fosse formata una avanguardia culturale. Anche se privi d'una capacita d'analisi politica complessiva, c'e' nei giovani che frequentano il Leoncavallo l'esigenza di ricerca di una nuova socialità in risposta all'individualismo dilagante. Direi di più alla "tre giorni contro l'eroina e la repressione" - che abbiamo organizzato al parco Lambro - mi sembra che sia emersa una certa maturazione da parte di questi giovani nel comprendere l'intreccio politico ed economico che sta dietro la legge Craxi- Iervolino sulle tossicodipendenze. In quei tre giorni si è in parte espressa una tendenza a una ricomposizione dei soggetti marginali. Ora processo d'intelligenza capitalistico distruggere il Leoncavallo, che è stato un po' il fulcro attorno al quale quest'abbozzo di ricomposizione si stava sviluppando, corrisponde all'esigenza d'impedirne l'aggregazione dei soggetti."