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Karl Marx, ritratto

Contributi, Spazi Sociali

01-06-2017

La storia del Leoncavallo: Helter Skelter

di Leoncavallo SPA

Paolo Molena fa parte del comitato che nel 1975 decide di occupare gli spazi di via Leoncavallo 22

La storia del Leoncavallo: Helter Skelter

L'Helter Skelter ha rappresentato, all'interno del Leoncavallo, uno dei piu' grossi momenti di rottura con la tradizione dell'aggregazione politica tipica delle esperienze degli anni '70; il centro sociale Leoncavallo, proprio per la sua storia e il suo trascorso politico, aveva modi e linguaggi molto diversi da quelli da cui l'Helter Skelter aveva avuto orine. Occorre perciò fare un piccolo salto nel passato per capire come e da cosa è nato l'Helter Skelter e come si poteva innestare su di un'esperienza tanto differente. Nei primi anni '80, a Milano, come in altre città italiane, esistevano varie situazioni di aggregazione politica e sociale molto forti e produttive, che avevano elaborato un loro nuovo e proprio linguaggio, ed erano scaturite da ambiti punk, anarchici e più in generale da entità che non si erano lasciate sopraffare dalla "crisi del movimento" degli anni '70, ma avevano parecchie cose da esprimere ed avevano così dato forma a progettualità molto ricche. Nuove occupazioni di spazi, intese come ambiti di espressione di socialità, erano nate in diverse città, veniva messa in atto la pratica del produrre da se' stessi, al di fuori delle regole commerciali e del sistema ufficiale; tutto quanto permetteva di mettere in circolazione idee, percorsi ed azioni (autoproduzione). A Milano la realtà più rappresentativa era il Virus, che aveva sede all'interno di un'altra occupazione storica, quella di via Correggio 18, che era un punto di aggregazione e di scambi veramente importante nel tessuto antagonista, al quale però, molti nell'ambito della sinistra, guardavano con sospetto. Questo soprattutto a causa di quello che era il linguaggio adottato e perché non veniva accettata la possibilità di una diversità culturale e formale che creava una difficoltà di verifica delle eventuali affinità di percorso politico. Le persone che costituirono l'Helter Skelter avevano vissuto all'interno di questo ambito, di queste esperienze, avevano vissuto sulla pelle l'essere "antagonisti" a Milano. L'occupazione del teatro Miele (vuoto da anni e subito sgomberato) fu il primo tentativo, da parte di quello che diventò il nucleo dell'Helter Skelter, di costruire una realtà di aggregazione. Quindi fu sgomberato Correggio/Virus (15/5/'84). Vi fu la contestazione/occupazione del convegno sulle bande giovanili al teatro di Porta Romana e furono organizzate diverse uscite cittadine, per esprimere direttamente ciò che era la nostra pratica politica e per rivendicare una nostra esigenza di spazi e di comunicazione in quanto espressioni antagoniste. Con lo sgombero di Correggio/Virus però, era stata aperta una grossa piaga all'interno della città. Alcune delle situazioni occupate ancora esistenti a Milano (nate dalle esperienze della metà degli anni '70), diedero il loro appoggio che si concretizzava nella possibilità di usufruire dei loro spazi. Così il centro sociale Garibaldi, il cento sociale Piave e il Leoncavallo divennero dei punti da cui partire con nuove iniziative. Fu in questo contesto che iniziò al Leoncavallo un rapporto di collaborazione da parte del futuro collettivo dell'Helter Skelter, ed è necessaria questa piccola storia a posteriori per capire le difficoltà che potevano esistere nella convivenza di due modi di esprimersi come potevano essere il nostro e quello del centro. Le prime iniziative che organizzammo all'interno del centro sociale Leoncavallo venivano firmate: "Quelli Amen", "Quelli di Fame", "SMD", e "Creature Simili", cioè quelle entità, fanzine e gruppi multimediali che erano entrate in contatto tra loro. In seguito la redazione di Fame chiese l'agibilità di una stanza come sede della fanzine. A testimoniare l'apporto culturale all'interno del centro, nell'estate dell'84, si tenne al Leoncavallo la riunione di Punkaminazione, che era una fanzine di collegamento nazionale di tutte le realtà antagoniste e rappresentava un momento molto importante nell'ambito della comunicazione e dell'informazione politico/culturale. Fu un impatto abbastanza difficile il nostro, con l'espenenza del Leoncavallo proprio a causa di questa differenza di ambiti, di scelte e soprattutto di linguaggio. Allora però, il Leoncavallo viveva una situazione di impasse, proprio perché il centro non aveva tenuto conto di come le esigenze, soprattutto giovanili, si erano andate modificando nel corso degli anni, e così l'arrivo di nuove entità portò ovviamente maggior energia oltre che nuove proposte e alle iniziative iniziò a partecipare sempre più gente. Nell'inverno dell'84 chiedemmo al comitato d'occupazione di poter utilizzare uno scantinato all'interno di una palazzina del centro, come punto di riferimento per la nostra realtà e per poter dare una continuità alla nostra progettualita'. Cosi' nel dicembre/gennaio successivi l'Helter Skelter iniziò la sua attività con il concerto di Oi Kult, un gruppo sperimentale di Ljubljana, al quale seguirono molte altre iniziative. Come concerti: Borghesia (YU), Legendary Pink Dots (H), Sonic Youth (USA), The Ex (NL), Art Deco (H), e molti altri gruppi sia italiani sia stranieri che in comune avevano adottato una pratica non commerciale e al di fuori del business della musica. Film: dai super 8 di R. Kern (USA) alla proiezione di pellicole sperimentali, alle performance multimediali di Etant Donnee (F) e Staal Plaat (NL) e molte altre iniziative che rappresentavano il filo lungo cui si snodava la nostra progettualità multimediale, e che esplicavano la nostra realtà attraverso tutte quelle sfaccettature che la componevano e che erano la nostra pratica politica. Una pratica politica, la nostra, che non era fatta di rapporti con il quartiere, questione cara al Leoncavallo, ma di rapporti con il tessuto metropolitano, con il resto della città. Per questo le nostre uscite avvenivano nel centro della città, gli "attacchi mentali", delle vere e proprie azioni di strada, avvenivano nel cuore della città borghese, delle compere del sabato pomeriggio, della signora impellicciata e del ragazzotto da discoteca, perché avevamo delle cose da lanciare, da buttare addosso a quella Milano addormentata su tutto. Nell'estate dell'87 si conclude l'esperienza dell'Helter Skelter. Le cause possono essere diverse, ma una fra tutte può' essere quella che ha decretato la chiusura di quell'esperienza: un momento di implosione di tutto il movimento antagonista, che ha messo a dura prova la nostra progettualità in un momento in cui era necessaria una verifica per poter continuare a vivere e a essere realmente incidenti nella realtà. In ogni caso, nonostante la diversità del nostro progetto rispetto all'esperienza del centro sociale Leoncavallo, sono rimaste le tracce di quello che è accaduto oltre il portone dell'Helter Skelter e quelle tracce sono riscontrabili in quella che è stata l'apertura del centro a diversi linguaggi e realtà che nello spazio del Leoncavallo hanno trovato una possibilità di espressione. (tratto dal libro bianco sul Leoncavallo a cura della federazione milanese di Democrazia Proletaria - ottobre '89)