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Arte e spettacoli, Contributi

24-09-2017

La lettura del film 4 settimane, 3 mesi, 2 giorni

di Collettivo Cinema

4 mesi, 3 settimane, 2 giorni è un film del 2007 diretto da Cristian Mungiu, vincitore della Palma d'oro come miglior film al 60º Festival di Cannes.

La lettura del film 4 settimane, 3 mesi, 2 giorni

Apertura

Il film inizia mostrandoci due donne: Otilia e Gabita, potenzialmente due studentesse-lavoratrici conviventi in ciò che pare essere uno studentato femminile.

Nel rapporto tra le due si percepisce la presenza di un problema, più che altro di un'urgenza, accompagnata contemporaneamente da solidarietà e tensione.

Introduzione

Otilia prende l'autobus per dirigersi verso il fidanzato; il suo stato d'animo non pare essere dei più rilassati. Ma cosa succede sull'autobus?

Osservazione

Prestiamo innanzitutto attenzione all'ambiente. Ci troviamo con Otilia ad usufruire di un servizio sociale dove si incontrano persone ma nel quale la socialità, soprattutto di questi tempi, pare si manifesti con sempre maggiore difficoltà. Ci troviamo in un luogo che conduce i suoi passeggeri verso le rispettive mete, un luogo che non presenta particolari minacce o pericoli; fatta eccezione per chi viaggia senza biglietto.

La nostra bionda protagonista, caso vuole, si trova senza biglietto (questo può già fungere da indizio rispetto alla sua condizione economica-sociale; così come offre altrettanto spunto riflessivo l'atteggiamento che Otilia mantiene all'ingresso del controllore -una donna- sull'autobus: timidamente cerca le distanze da questa, ma non fugge a gambe levate; reazione che si confà più a chi è consapevole e sceglie fin dall'inizio le motivazioni e intenzioni del proprio atto).

Un passeggero -uomo- (anche qui il regista ci strizza un occhio, come a suggerire di stare attenti anche alle scelte del sesso di personaggi e comparse...) le offre il biglietto che le eviterà la multa. In questo modo, al controllo, Otilia risulterà in regola e potrà proseguire senza intoppi verso il suo appuntamento.

L'appuntamento

Cambio scena, cambio immagine ed ambientazione. Otilia raggiunge il suo fidanzato in università dove deve sostenere un esame; i due si salutano timidamente scambiandosi un bacio.

Osservazione

Pare intuirsi una “relazione in sordina” una di quelle relazioni da tenere nascoste; scelta che più avanti sarà confermata dalla stessa Otilia, la quale dichiarerà vergogna nel renderla pubblica.

Ma che motivo ha questo incontro?

In scena vediamo Adi, il fidanzato, prestarle 300 Leu, cogliendo l’occasione per ricordarle l’appuntamento per quella sera per  il compleanno della madre, al quale le chiede di presentarsi portando dei fiori che lui non sarebbe riuscito a passare a comprare. Otilia tenta di sottrarsi all’impegno, ma alla reazione piuttosto scocciata del compagno decide di cedere ed accettare. La giovane esce di scena con aria un po’ scocciata e tesa; si intuisce la presenza di un’altra faccenda; probabilmente ritenuta dalla ragazza di prioritaria importanza...ma ancora nulla si svela…

Osservazione

In questo caso abbiamo la possibilità di osservare una dinamica relazionale di coppia: sembra esserci distanza ma soprattutto mancanza di fiducia tra i due, a tal punto che non solo Otilia rende chiaro il suo disinteresse alla cena di compleanno, ma decide di non rendere il suo compagno partecipe o quantomeno consapevole di ciò che è causa del suo turbamento.

La hall dell'hotel

I fotogrammi si susseguono, portandoci con la giovane nella Hall di un primo Hotel. L’ambiente ci si presenta quasi asettico e squadrato -occhio alle fattezze del bancone all’accoglienza-.

Otilia richiede la camera doppia prenotata in precedenza da Gabita (l’altra protagonista) ma l’addetta alla reception -una donna- sostiene non le risulti alcuna prenotazione, respingendola e costringendola a dover cercare un’altra stanza in un albergo diverso.

Osservazione

Il regista pare voler stimolare in noi, tramite la scelta dell’ambiente, della situazione e dei dialoghi, la sensazione che stiano prendendo forma e vita una serie di eventi che poi si riveleranno generatori di parte delle tematiche chiave affrontate...continuiamo ad osservare.

Entriamo in una nuova hall, arredata nel medesimo stile. Otilia si avvicina alla reception alla ricerca di una nuova camera e con non poche fatiche, riesce ad ottenere la prenotazione per i due giorni  a loro utili...

Osservazione

Notiamo da subito la presenza di un banco receptionist molto alto; questo potrebbe essere interpretato anche come oggetto simbolico che incarna la “barriera”, il limite; quel qualcosa che ostacola. Difatti dietro il bancone, i due receptionist -un uomo e una donna- compaiono come figure distanti, quasi inarrivabili.

In entrambe le hall saranno le impiegate donne, più che gli uomini, ad ostacolare le richieste di Otilia; la sensazione è quella che, intuendo la motivazione dell’urgenza della giovane, esse non si limitino a giudicarla, ma cerchino d’imporle la loro moralità esercitando la posizione momentanea di potere della quale dispongono. Troviamo forse, in questa dinamica, un rimando all’atteggiamento troppo spesso utilizzato anche nei nostri ospedali?

L'incontro con Bebe

La nostra protagonista, una volta assicuratasi il pernottamento nell’hotel, parte alla ricerca di tale “Bebe”, il medico che le ragazze hanno contattato per praticare l’aborto clandestino (ora la pellicola comincia a svelarsi).

Otilia sale nella macchina del dottore, ma una serie di complicazioni le permettono di accedere ad uno stralcio d’intimità di Bebe; difatti questo la porta con sè per risolvere un’urgenza familiare: la madre di lui, una donna anziana, fragile e con probabilmente qualche complicazione dovuta all’età, si ritrova chiusa fuori dalla sua stessa casa. Il figlio le da una mano a rientrare, concedendosi anche un momento per poterla riprendere; mostrando involontariamente ad Otilia il proprio rapporto con la figura genitoriale femminile di riferimento.

Osservazione e paradosso

Anche in questo caso vediamo come l’utilizzo del potere, seppur limitato, venga adottato come mezzo di punizione per aver sbagliato nell’esecuzione delle consegne ricevute (l’esatto hotel, l’errore nella persona presentatasi all’incontro ecc...).

Nella breve scena che ritrae Bebe nel rapporto con la madre si potrebbe osare la seguente lettura: l’uomo da un lato sembra votarsi, anche per via della professione scelta, all’assistenza ed alla sensibilità verso il genere femminile; attento alle sue delicatezze e ai suoi diritti (pratica aborti clandestini e si reca in soccorso della madre) ma dall’altro, se si riflette sui reali moventi delle sue azioni, si è portati a concludere si tratti di una fittizia tensione instillata da principi morali o politici, che dunque iniziano vacillare, lasciando sempre più spazio alla sensazione d’aver a che fare con un personaggio meschino ed interessato a cosa, se non alla propria autoaffermazione come “uomo” tramite l’esercizio di potere -guardacaso proprio nell’intimità- sulle donne?!

Il paradosso sta proprio nella scelta di un lavoro, del quale si pensa congenita la propensione alla cura, ma che in realtà pare esser stato scelto nel tentativo di dar sfogo ad un senso d’inferiorità o comunque incapacità di comprensione del genere; dunque assecondando il bisogno di affermarsi imponendo il proprio potere nei momenti di maggiore vulnerabilità e bisogno dell’altro.

La carta d'identità

L’accordo ormai è preso, si passa ai fatti.

Interessante è notare come la faccenda prenda vita: puntiamo lo sguardo sul meccanismo che innesca la richiesta del documento di Bebe alla reception…

Si entra in camera

Prende avvio un vorticoso susseguirsi di smascheramenti e di imperfezioni che mettono le ragazze in una posizione di svantaggio rispetto al dottore che, dal canto suo, pare accogliere ogni mancanza delle due come la componente di una scala d’assi, da conservare e giocare al momento giusto.

Bebe spiega loro delle regole fondamentali per il successo dell’aborto tramite sonda, senza mancare di illustrare loro lo stato delle cose dal punto di vista penale e sottolineando l’importanza di consapevolezza rispetto all’atto da compiere.

Osservazione

Durante la paternale Bebe non manca di sferzare una serie di colpi verbali e morali che genereranno nelle ragazze una sorta di senso di colpa e nella camera un clima di tensione, a tal punto che anche noi ci scopriamo in attesa del verdetto del dottore.

“La gente rimanda, rimanda, rimanda e poi viene a chiedere aiuto…”;

“Perchè deve pagare un altro per quello che ha fatto lei?...E’ lei che si è divertita; non io.”

 

Suggerimenti dalla regia

Nella creazione di questa situazione di suspense, hanno ruolo fondamentale sia  la scelta delle inquadrature che la fotografia.

L’inquadratura è fissa nella metà inferiore della stanza, puntata su un tavolo alle estremità del quale Otilia e il dottore sono seduti, creando equilibrio d’immagine. Nel momento in cui si scopre il vero periodo della gravidanza di Gabita si raggiunge l’apice della tensione; la figura sulla sinistra che detiene il potere decisionale -Bebe- si alza, uscendo per metà dall’inquadratura. Avvicinandosi e allontanandosi dalla figura dall’altro capo del tavolo, viene rafforzata l’incertezza dell’effettivo soddisfacimento della richiesta d’aiuto delle giovani. Il dottore esce di scena e persino in quel momento la percezione della sua assenza è mezza, come l’inquadratura: non lo vediamo ma ne cogliamo la presenza, dunque, lo cogliamo in modo incompleto e la cosa ci turba a tal punto da attendere un suo ritorno: siamo nelle sue mani, pendiamo dalle sue labbra.

Attenzione alla carta d'identità

Nell’avanzare le sue scabrose condizioni di pagamento Bebe gioca la sua scala d’assi, facendosi forte del documento lasciato in portineria e della macchina personale con la quale si è recato all’appuntamento; come volesse dimostrare d’essere un bravo cittadino e una persona affidabile. Ma il discorso volge al punto e le ragazze non vedono altra alternativa che cedere al ricatto.

Bebe le viola e poi tiene fede al suo patto.

Al termine dell’inserimento della sonda le saluta quasi con fare premuroso ed esce di scena.

Le conseguenze

Nelle scene a seguito le giovani si ritrovano in una situazione di attesa e meditazione. Si confrontano e si confessano ciò che fino a quel momento avevano sperato di non doversi dire mai.

Già si intuisce nei loro dialoghi il formarsi di una crepa, che inesorabile si farà strada tra le loro vite, separandole.

Il segno della prima frattura ormai è chiaro e si concretizza nell’uscita di scena di Otilia, che si reca all’appuntamento promesso ma per nulla bramato. Al su ritorno scopre che l’amica ha già espulso il feto; se ne libera e torna dalla compagna di stanza.

Chiusura

Otilia e Gabita si ritrovano assieme ad un tavolo ed esprimono il comune desiderio di non parlare mai più dell’accaduto.

Osservazione

La crepa formata da questa condizione di chiusura mentale costringe all’illegalità, alla messa a rischio della propria persona e della propria salute, e si fa largo attraversando le nostre vite senza lasciarci possibilità d’errore, spezzando con la sua prepotenza ed eccessivo peso, persino legami profondi e solidarietà capaci talvolta di farci compiere atti inaspettati.