Arte e spettacoli, Contributi

14-11-2017

Riso Amaro, presentazione

di Collettivo Cinema

Per la rassegna "Pellicole e Riflessi", Riso Amaro di Giuseppe De Santis

Riso Amaro, presentazione

Grande capolavoro del cinema italiano, impossibile da categorizzare. Se gli anni sono quelli del neorealismo e del melodramma, sono anche gli anni dell'America che ha liberato l'Italia e dell'influenza dell'Unione Sovietica sull'Europa. Tutti questi elementi convivono armoniosamente nella pellicola e danno risultato a un prodotto d'avanguardia, intelligente e accorto nel raccontare e criticare in silenzio una realtà che stava cambiando radicalmente il paesaggio italiano: la cultura americana spingeva con forza per imporsi nelle nostre radio, nelle nostre campagne, abitudini, tasche.

Così la storia ruota attorno ad un oggetto, una collana rubata, un oggetto materiale che illude e crea difficoltà e contraddizioni in una società alle prese con ben altre problematiche. La classe operaia femminile del nord Italia lavora e si mette in pericolo per lavorare, deve confrontarsi col padrone, col maltempo, con chi ha il contratto e chi no; è forte e a conoscenza del proprio potere, lo esercita e vince. Ma l'equilibrio viene spezzato da un uomo che gioca a fare il gangster, che balla il boogie boogie, che offre chewing gum e che possiede una pistola; un uomo che manipola le donne a suo piacimento attraverso beni materiali, che non partecipa al processo di produzione e medita nell'ombra su come approfittarsene senza sforzo.

La critica qui mossa da De Santis è così lucida e limpida che quasi non ce ne si accorge, per lasciarsi invece trasportare dalla storia e dalle immagini, sequenze capolavoro che conosciamo anche senza avere visto il film. Intreccia i dialetti italiani e le gru che mostrano le risaie dall'alto, scene non prive di orgoglio nostrano anche se venute direttamente da Hollywood. Contrappone l'umiltà all'arroganza, la ricchezza d'animo al possesso materiale, l'origine al sogno di una nuova meta, ciò che conosciamo e che ci caratterizza a ciò che non ci appartiene ma che ci attrae inevitabilmente, perché diverso, bello o facile che sia.

De Santis, nel '49, ci ha regalato una visione, ancora attuale e che non morirà mai. Ci ha mostrato quell'equilibrio tra internazionalismo e protezione della cultura territoriale. Tra orgoglio e curiosità. Come dice il sergente alle mondine senza contratto in lotta con quelle regolari: “Finché gridate non vi capirete mai, vedete che litigare tra voi non serve a niente, provate a mettervi d'accordo”.